Il settimo Comandamento

7 – “Non commettere adulterio”. – Es 20:14.

 

Dopo il quinto Comandamento (“Non assassinare”), che potrebbe essere definito della pace, arriva il Comandamento della purezza. Il Decalogo considera tutti gli aspetti della vita umana e li disciplina. Dà le regole del lavoro e del riposo, dei rapporti sociali ed economici, fino a quelli morali. Non poteva quindi mancare una parola di Dio disciplinatrice della vita sessuale. La sessualità è una sfera importante nella vita della persona; non va trascurata né trattata alla leggera. L’essere umano è un tutt’uno di corpo e di spirito (è questo il significato di “anima” nella Bibbia). Paolo domanda retoricamente: “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3:16). E ancora: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Cor 6:19,10). Quel “dunque” è nel greco del testo δὴ (de) che significa “allora / in verità / realmente / certamente / immediatamente / subito”. Ben traduce qui TNM: “A tutti i costi, glorificate Dio nel vostro corpo”. La volontà si fortifica e si tempra nella battaglia per il dominio di sé. Quando però gli impulsi dei sensi riescono ad avere la meglio, quando la volontà cede agli istinti, non c’è più freno ai desideri meno confessabili. Il pensiero viene intaccato da fantasie illecite e si soccombe. “Ognuno è tentato dal proprio desiderio cattivo, che prima lo attira e poi lo prende in trappola. Questo desiderio fa nascere il peccato”. – Gc 1:14,15, PdS.

   Al moderno relativismo che nega l’esistenza di verità assolute e al moderno libertinismo che ritiene di non dover giustificare le scelte sessuali, la Bibbia oppone quella che potremmo definire la legge dell’unità. È l’unità che anima tutto il pensiero biblico. Quest’unità già si manifesta all’inizio del Decalogo con la solenne ammonizione: “Non avere altri dèi oltre a me” (Es 20:3); e ogni ebreo fedele ripete: “Ascolta, Israele: Il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore” (Dt 6:4). La legge dell’unità comporta l’imprimere un carattere unitario alla nostra personalità, escludendo o vincendo o dominando tutte le passioni che frantumano l’unità della nostra persona, passioni che fanno deviare andando dietro ai falsi dèi dell’immoralità idolatrica: “Fate morire perciò le membra del vostro corpo che sono sulla terra rispetto a fornicazione [πορνείαν (pornèian), dissolutezza sessuale], impurità [ἀκαθαρσίαν (akatharsìan), “sozzura”, “immoralità”], appetito sessuale [πάθος (pàthos), “passione”], desideri dannosi e concupiscenza, che è idolatria”. – Col 3:5, TNM.

   La legge dell’unità nella vita sessuale significa perciò monogamia assoluta e morale unica per i due sessi. Non c’è un terzo sesso: “Maschio e femmina li creò” (Gn 1:27, PdS). Il maschio è creato maschio, non maschio effeminato; la femmina è creata femmina, non femmina mascolinizzata. Nell’antica Israele era perfino vietato indossare abiti dell’altro sesso: “La donna non si vestirà da uomo, e l’uomo non si vestirà da donna poiché il Signore, il tuo Dio, detesta chiunque fa tali cose” (Dt 22:5). Monogamia significa anche un solo uomo per una donna e una sola donna per un uomo. “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gn 2:24). Yeshùa commentò così questo passo biblico: “Così non sono più due, ma una sola carne; quello dunque che Dio ha unito, l’uomo non lo separi” (Mt 19:6). La parola stessa “adulterio” deriva dal latino adulterare e significa “corrompere”. La parola latina adulterium è composta da ad alterum ire (“andare da un altro”) e indica l’atto di chi, sprezzando la fede coniugale, si unisce carnalmente ad altra persona. In Israele anche i fidanzati erano tenuti alla reciproca fedeltà. Giuseppe, padre adottivo di Yeshùa e promesso sposo di Miryàm, trovando la fidanzata incinta “intendeva divorziare”. – Mt 1:19, TNM.

   Il principio di unità è talmente forte nella Bibbia che i profeti fanno un parallelismo molto vigoroso tra monogamia e monoteismo. Disperdere l’amore è rompere la fede unitaria. L’infedele Israele è così paragonata ad un’adultera, tanto che Dio dice di aver “ripudiato l’infedele Israele a causa di tutti i suoi adulteri” (Ger 3:8). L’idolatria che altro è se non una forma di adulterio? Idolatria è andare dietro al altri dèi e l’adulterio è ad alterum ire, andare dietro a un’altra persona. Giacomo rimprovera: “O gente adultera, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia verso Dio?”. – Gc 4:4.

   L’unità di Dio esige, nella logica affettiva, l’unità dell’altra persona. Non sarà quindi mai possibile che l’amore per Dio alberghi nell’animo della persona adultera. Tuttavia, qualcuno obietta che la monogamia richiesta dalla Legge di Dio si scontra con la poligamia praticata dagli ebrei biblici e con il divorzio cui facilmente ricorrevano. Non basta però fare questa facile obiezione: bisogna vedere con quale intento, poligamia e divorzio, furono tollerati. Si notino le parole del rabbi Yeshùa ai farisei: “Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non era così” (Mt 19:8); poi aggiunse: “Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (v. 9). Quando Israele ricevette la Toràh, la poligamia era negli usi e costumi di tutti in popoli, dando luogo a sregolatezza sessuale soprattutto per lo sconfinato egoismo maschile e maschilista. La donna era posta deplorevolmente in condizione d’inferiorità: gli uomini, maschilisti, prendevano e lasciavano donne a loro piacimento. Trattata come una schiava e una concubina, la donna era soggetta all’arbitrio maschile. Questo era il costume. Ora, la Bibbia intervenne a porre un freno a tali disordini. La Scrittura diceva all’uomo: Dovresti orientare il tuo amore su una donna sola, sull’esempio di Isacco, di Giuseppe, di Mosè, fedeli che vissero nella più rigida monogamia. Tuttavia, dato l’acquisito modo di vivere poligamico, la Legge obbligava l’uomo ad assumersi le sue responsabilità. Ci fu così la disciplina di questo costume non voluto da Dio. Fu soprattutto in difesa della donna che Legge biblica disciplinava tale deplorevole costume: l’uomo non doveva e non poteva considerare la donna come fosse uno strumento di piacere passeggero, ma rispettarla nella sua dignità umana di persona e di sposa.

   Nella società odierna si è ben lontani dalla moralità biblica: rapporti sessuali sempre più precoci e promiscui, scambi di coppia, facili e temporanee convivenze, per non parlare dei rapporti omosessuali. Il rispetto dovuto alla donna, che la Bibbia afferma notevolmente, è esemplificato in questa norma che neppure i nostri moderni codici hanno saputo codificare: “Quando un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, e l’afferra e si corica con lei e sono sorpresi, l’uomo che si è coricato con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d’argento e lei sarà sua moglie, perché l’ha disonorata; e non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita”. – Dt 22:28,29.

   L’istituzione del matrimonio monogamico è voluta da Dio e appare nella Bibbia sin dalla creazione. Dio presenta al primo uomo una sola donna e già viene insegnata l’unicità nella vita sessuale di coppia: “Saranno una stessa carne”, “dovranno divenire una sola carne” (TNM), “i due saranno una cosa sola” (PdS), הָיוּ לְבָשָׂר אֶחָד (hayù levasàr ekhàd, “saranno come una carne unica” – Testo ebraico). – Gn 2:24.

   È dalla legge dell’unità che scaturisce, limpida e certa, la morale unica per i due sessi. La Toràh stabilisce questo principio continuamente ed esso vale per tutti, ricchi e poveri, schiavi e liberi, potenti e povera gente. Oggi la pubblica opinione non solo è indulgente verso le relazioni extraconiugali di politici e di potenti, ma ne segue con curiosità quasi morbosa le notizie che trapelano nelle riviste scandalistiche, mentre gli interessati magari negano spalleggiati dal gruppo cui appartengono. Non così nella Bibbia che non tace l’adulterio commesso dal più grande re d’Israele, Davide (2Sam 11:1-27). Non solo non lo nasconde, ma lo rimprovera. Il biasimo e la disapprovazione di Dio sono conservati in 2Sam 12:1-12.

   Oggi la società tende ancora ad ammirare segretamente l’adultero, ritenendolo furbo e virile, mentre condanna l’adultera ritenendola una poco di buono. Queste persone che usano due pesi e due misure non capiscono che ciò che disonora una donna, disonora identicamente anche l’uomo. Un marito non dovrebbe mai permettersi ciò che non vorrebbe fosse fatto alla sorella o alla madre; un fidanzato o un marito non dovrebbe mai fare quello che non vorrebbe facesse la sua fidanzata o sua moglie. Di una donna che per una volta è caduta in adulterio si dice che è una puttana, una poco di buono; la stessa cosa andrebbe detta per l’uomo. La colpa è colpa: vale per la donna esattamente come per l’uomo; a colpa uguale corrisponde sanzione uguale. “Quando si troverà un uomo coricato con una donna sposata, tutti e due moriranno: l’uomo che si è coricato con la donna, e la donna. Così toglierai via il male di mezzo a Israele” (Dt 22:22). Quando una donna subisce una violenza carnale, l’inqualificabile commento della gente è spesso che la donna se l’è cercata; nella Bibbia tale grettezza è esclusa: in tali casi la pena tremenda e inesorabile colpiva solo l’uomo: “Se l’uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza si corica con lei, allora morirà soltanto l’uomo che si sarà coricato con lei; non farai niente alla fanciulla; nella fanciulla non c’è colpa”. – Dt 22:25,26.

   La Legge biblica condanna non solo tutte le relazioni extraconiugali, ma anche gli atti sessuali deviati e contro natura, l’incesto e l’omosessualità. Condanna anche la prostituzione: “Non profanare tua figlia, prostituendola, perché il paese non si dia alla prostituzione e non si riempia di scelleratezze”. – Lv 19:29.

   Queste “scelleratezze” erano molto comuni presso i popoli antichi in mezzo ai quali Israele si trovava. Ad esempio, i greci, mentre creavano opere meravigliose nell’arte, nella scienza, nella filosofia e nella letteratura, si davano a vizi contro natura (omosessualità, sodomia). Di costoro Paolo dice: “Le loro donne hanno avuto rapporti sessuali contro natura, invece di seguire quelli naturali. Anche gli uomini, invece di avere rapporti con le donne, si sono infiammati di passione gli uni per gli altri. Uomini con uomini commettono azioni turpi” (Rm 1:26,27, PdS). Sappiamo che presso i fenici, gli assiri e i babilonesi fioriva la prostituzione sacra di cui perfino lo storico Erodoto si scandalizzava. La Toràh esigeva che Israele si distinguesse dagli altri popoli: “Non farete quello che si fa nel paese d’Egitto dove avete abitato, né quello che si fa nel paese di Canaan dove io vi conduco, e non seguirete i loro costumi” (Lv 18:3). “Ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio”. – 1Ts 4:4,5.

   Ben lungi dall’aver abolito il Decalogo, Yeshùa lo rese ancora più stringente. Circa questo settimo Comandamento, lui disse: “Voi avete udito che fu detto: Non commettere adulterio. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5:27,28). Ciò che molti “cristiani” non capiscono e non vogliono capire è che il “nuovo patto” consiste nel fatto che nelle nostre menti viene impressa la Toràh.

   Nella visione di Dio, il matrimonio rimane una delle gioie di cui il suo popolo deve godere. “Benedetta la tua sorgente, la donna che hai sposato nella tua gioventù! Con lei sii felice”. – Pr 5:18, PdS.

“Godi la vita con la donna che ami,

per questi vuoti e brevi anni

che Dio ti lascia vivere.

In mezzo alle tante fatiche della vita

questa è la tua parte di soddisfazione”. – Ec 9:9, PdS.

   “Inondate di lacrime l’altare del Signore. Piangete e sospirate perché il Signore non presta attenzione alle vostre offerte e non le accetta più. Vi chiedete il perché di tutto questo. Eccolo il perché: avete promesso davanti al Signore di essere fedeli alla donna scelta nella vostra giovinezza. È la vostra compagna, vi siete legati a lei con un patto, eppure l’avete tradita. Il Signore non ha forse fatto di voi due un solo corpo e un solo spirito? Ora che cosa desidera quest’unico essere, se non di avere dei figli donati da Dio? Abbiate, dunque, cura di voi e non tradite la donna scelta nella vostra giovinezza.‘Io odio il divorzio, – dice il Signore, Dio d’Israele, – e chi si rende colpevole di violenze. Perciò io, il Signore dell’universo, vi dico di aver cura di voi e di non tradire il vostro patto’”. – Mal 2:13-16, PdS.