La creazione del sabato

Il Sabato fu creato da Dio nel settimo giorno della creazione (Gn 2:2). Questa dichiarazione può apparire strana a molte persone religiose: esse sono probabilmente convinte che durante il settimo giorno Dio non avesse creato nulla. Non dice forse la Bibbia che Dio “si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta” (Gn 2:2)? Sì. Tuttavia, ciò che si trascura sistematicamente è la prima parte di questo stesso versetto:

“Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta”. – Gn 2:2.

   La domanda è: Dio aveva davvero ultimato tutta la sua creazione alla fine del sesto giorno? La risposta è NO.

   Il primo versetto della Bibbia dichiara che “nel principio Dio creò i cieli e la terra” (Gn 1:1). Il primo capitolo della Genesi elenca la creazione di Dio in sei giorni e alla fine del capitolo si dice: “Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno” (Gn 1:31). La creazione parrebbe così conclusa. Però, nel primo versetto del secondo capitolo si spiega: “Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro” (Gn 2:1). Si noti che ciò che fu “compiuto” erano “i cieli e la terra” con tutto quello che contenevano. Qualcosa però mancava ancora, e il versetto successivo lo dice: “Il settimo giorno, Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta”. – Gn 2:2.

   Il verbo ebraico tradotto “compì” è nel testo biblicoיְכַל  (yachàl), voce del verbo כָּלָה (kalàh) che significa portare a compimento. Ora, come completò Dio la sua creazione? Non operò facendo qualcosa, come in precedenza, ma riposandosi ovvero non operando nulla. Questo desistere dall’operare, questo cessare di operare, è espresso dal verbo ebraico יִּשְׁבֹּת (yshbòt): si tratta del verbo שָׁבַת (shabàt), da cui deriva la parola “sabato”, che quindi significa “cessazione”, “riposo”.

   Con la creazione del sabato avviene qualcosa di straordinario. Dio creò qualcosa d’intangibile, non una creazione fisica come le precedenti, ma qualcosa che aveva a che fare con il tempo: Dio diede origine a un giorno tutto speciale. Il sabato è l’unica creazione di Dio che viene da lui stesso definita santa: “Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò (Gn 2:3), “lo rendeva sacro”. – TNM.

   Il sabato è un giorno santo sin dall’inizio. Le religioni santificano gli spazi e le cose materiali, le loro cattedrali e i loro idoli; Dio invece santifica il tempo, il tempo tutto speciale del settimo giorno.

   Come dovremmo trattare ciò che è santo? Quando Mosè salì sul monte Sinày, Dio gli disse: “Mosè! Mosè! […] Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove stai è suolo santo” (Es 3:4,5). Che aveva mai di santo quel luogo sulla montagna? Era la presenza di Dio che lo rendeva santo. Similmente Dio aveva posto la sua presenza nel giorno di sabato: “Dio lo rendeva sacro, perché in esso si è andato riposando”. – Gn 2:3, TNM.

   Il sabato non è qualcosa da contemplare. È santo, ma non è lontano da noi. È per noi: “Osserverete dunque il sabato, poiché esso è cosa santa per voi” (Es 31:14). Nel giorno di sabato accade qualcosa nei credenti. Tralasciando tutti i lavori e gli affanni della vita feriale, siamo in piena comunione con Dio. I pagani proiettavano la loro consapevolezza degli inesistenti dèi in una’immagine visibile o la associavano ad un fenomeno della natura, ad un oggetto dello spazio. Dio santifica il tempo. Per noi il tempo è uno strumento di misurazione, ma il tempo è solo questo? Se non avvenisse nulla che fosse in relazione con lo spazio, il tempo non esisterebbe? Occorre una particolare intelligenza per scoprire il significato ultimo del tempo. Il mondo dello spazio in cui viviamo è solo una parte del nostro vivere. Il resto è tempo. Le cose che ci accadono nella vita giorno per giorno sono un fiume, ma il viaggio si svolge tra le sponde ferme e immobili del tempo. Se guardiamo la realtà con la mente in balìa dello spazio, il tempo sembra scorrere. È come vedere un paesaggio che sembra scorrere attraverso il finestrino di un treno in corsa. Ma, in effetti, sono le cose dello spazio a muoversi e ad esaurirsi: è il mondo dello spazio a muoversi nell’infinita distesa del tempo. Il tempo è eterno, ma il nostro – che sembra passare – è solo temporalità. Senza Dio il tempo è un’illusione, un concetto vuoto cui nulla corrisponde al di fuori di noi. È facile non avvedersi del grandioso spettacolo del tempo eterno. Nella pura forma di adorazione biblica, gli unici simboli di Dio ammessi sono momenti nel tempo, immagini sotto forma di un atto, i momenti in cui si compie il sacro. Noi non partiamo da una conoscenza di Dio, dall’idea che egli si trovi da qualche parte. La conoscenza fondamentale è quella di essere insieme a Dio, la certezza di essere suoi contemporanei.

   Il Sabato è il tempo speciale in cui godiamo pienamente della comunione con Dio. Per sei giorni lo spirito è assediato dalle cose dello spazio, dalle sollecitudini della vita. Poi arriva il sabato: deponiamo ogni cosa e assaporiamo l’eternità del tempo custodita in quel giorno santo.

   Dire che ogni giorno è sabato in senso spirituale – come superficialmente dicono alcuni – vuol dire essere insensibili, aridi alla radice. Sarebbe essere come un marito egoista e non attento alle necessità della moglie che dicesse: A che ci servono dei momenti solo per noi? Lo sai che ti amo. E poi non stiamo insieme? E lo stare insieme sarebbe per lui fare le cose che piacciono a lui oppure non fare nulla del tutto, mentre la moglie è presente nella stessa stanza ma estraniata. Dire che – come fanno certi “cristiani” che non riconoscono la sacralità che Dio ha attribuito al sabato – che ogni giorno è sabato se si vive secondo la loro religione – è non soltanto una stupidaggine che è completamente antiscritturale. Si noti come nella Bibbia questo insulso modo di ragionare è respinto:

“Ricordati di consacrarmi il giorno di sabato: hai sei giorni per fare ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato consacrato al Signore”. – Es 20:8-10, PdS.

   Il sabato è il giorno di Dio, non il nostro.

Dio benedisse il settimo giorno e disse: ‘È mio!’”.

Gn 2:3, PdS.

   Il sabato esiste sin dalla creazione, ancor prima che il popolo d’Israele venisse all’esistenza e ancor prima che Dio desse la sua Toràh.

   Quando gli ebrei divennero schiavi in Egitto, persero perfino il conto dei giorni e con esso l’individuazione del sabato nel calendario di Dio. Dopo la loro liberazione, Dio dovette ripristinare il conteggio del tempo che era andato smarrito nella schiavitù; per ordine di Dio, Mosè disse al popolo: “Questo è quello che ha detto il Signore: ‘Domani è un giorno solenne di riposo: un sabato sacro al Signore’” (Es 16:23). Il sabato, nella sua corretta scadenza, fu così ripristinato. In seguito, l’obbligo della sua osservanza fu incluso nella Legge di Dio: “Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo”. – Es 20:8.