Yeshùa e il sabato

La stragrande maggioranza della cristianità sostiene che Yeshùa abbia abolito il sabato. Molti cosiddetti cristiani osservano la domenica. Cosa dice davvero la Bibbia? Iniziamo con una dichiarazione di Yeshùa:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. – Mt 5:17.

   Per dare un senso diverso alle parole di Yeshùa c’è chi non esita ad adattare la traduzione alla propria convinzione religiosa. In fondo, chi mai conosce il greco antico della Bibbia? Solo un ristretto numero di persone, per cui la maggioranza si affiderà alla traduzione. Così, si legge in TNM: “Non sono venuto a distruggere, ma ad adempiere”. Il senso che si vorrebbe insinuare è che il messia sarebbe venuto per adempiere ciò che la Legge simboleggiava o additava, cosicché – una volta adempiuti i significati raffigurati dalla Legge – la Toràh sarebbe poi stata abolita. Questa strana e non scritturale idea è smentita dal significato del verbo greco e dalla parole stesse di Yeshùa. Vediamo intanto il testo vero della Bibbia, il suo testo greco originale:

Μὴ νομίσητε ὅτι ἦλθον καταλῦσαι τὸν νόμον ἢ τοὺς προφήτας· οὐκ ἦλθον καταλῦσαι ἀλλὰ πληρῶσαι

Me nomìste òti èlthon katalǘsai ton nòmon e tùs trofètas: uk èlthon katalǘsai allà pleròsai

Non crediate che sia venuto ad abrogare la legge o i profeti: non sono venuto ad abrogare ma a completare

1)       Significato del verbo greco. Il verbo πληρόω (pleròo), cu cui πληρῶσαι (pleròsai) è infinito aoristo, significa “riempire / rendere pieno completamente / completare” (Vocabolario del Nuovo Testamento). Questo verbo deriva da πλήρης (plères) che significa “pieno / completo / perfetto cui nulla manca”. Per sua stessa dichiarazione, Yeshùa dice di essere venuto per completare o rendere perfetta la Legge. – Cfr. Mt 5:21-48.

2)       Significato delle parole di Yeshùa. In armonia con il significato del verbo greco, Yeshùa mette in parallelo la non abrogazione della Legge con il suo completamento o perfezionamento. Lui non è venuto ad abrogare ma a rendere pieno. Anziché togliere o eliminare, aggiunge. Il che è esattamente il contrario di ciò che molti cosiddetti cristiani pretendono.

   “Non crediate che”, dice Yeshùa. Ma i detrattori della Legge l’hanno creduto, respingendo la sua viva rassicurazione. Eppure Yeshùa era stato chiarissimo, aggiungendo:

ἀμὴν γὰρ λέγω ὑμῖν ἕως ἂν* παρέλθῃ ὁ οὐρανὸς καὶ ἡ γῆ

amèn gar lègo ümìn èos an parèlthe o uranòs kài ghe

amèn infatti dico a voi che finché il cielo e la terra

ἰῶτα** ἓν ἢ μία κερέα οὐ μὴ παρέλθῃ ἀπὸ τοῦ νόμου ἕως πάντα γένηται

iòta** en e mìa kerèa u me parèlthe apò tu nomu èos pànta ghènetai

iota** uno solo o un apice non affatto passerà dalla legge finché tutte le cose avvengano


* La particella ἂν (an) non ha una traduzione esatta equivalente; indica possibilità.

** Lo iòta è la più piccola lettera dell’alfabeto greco: ι (i), equivalente alla nostra “i”.

   Yeshùa non è quindi venuto ad abrogare o abolire la Legge. Perciò, non può aver abolito neppure l’osservanza del sabato, richiesta dal quarto Comandamento (Es 20:8-11). Da giudeo osservante, Yeshùa si recava ogni sabato nella sinagoga: “Com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga”. – Lc 4:16.

   Coloro che respingono la Legge di Dio, le inventano tutte per non ubbidire. Così, sostengono che Yeshùa osservò la Legge perché era giudeo (Gal 4:4) e che la Legge doveva rimanere in vigore fino alla sua morte.

   La realtà storica è che sia i primi discepoli giudei di Yeshùa sia i primi discepoli provenienti dal mondo pagano (che il sabato non lo avevano mai osservato), dopo la morte di Yeshùa osservarono il sabato. In realtà non troviamo nella Scrittura nessuna parola di Yeshùa contro il sabato. Al contrario, attraverso uno studio attento, possiamo vedere che Yeshùa insegnò la vera osservanza del sabato. E, non lo si trascuri, “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno”. – Eb 13:8.

   “Chiunque, perciò, viola uno di questi minimi comandamenti e insegna così al genere umano, sarà chiamato ‘minimo’ riguardo al regno dei cieli. In quanto a chiunque li osserva e li insegna, questi sarà chiamato ‘grande’ riguardo al regno dei cieli”. – Mt 5:19, TNM.