La festa di Purìm

Le sante festività comandate da Dio nella Bibbia sono sette. Vi è tuttavia una festività di cui la Bibbia parla e che, sebbene non istituita da Dio, fu ed è osservata dagli ebrei. Dalle Scritture Greche non abbiamo evidenze che i discepoli di Yeshùa la celebrassero. Questa festa è chiamata Purìm.

   La Bibbia stessa spiega l’etimologia del nome Purìm, e lo fa in Est 9:26: “Purim, dal termine Pur”. Il vocabolo pur, in ebraico פּוּר (pur) e significa “sorte”. In Est 3:7 si legge che “si tirò il Pur, vale a dire si tirò a sorte”. Il plurale di פּוּר (pur) è, appunto, פורים (purìm).

   Questa festa fu istituita ai tempi della regina ebrea Ester. Il Regno di Giuda, nel 6° secolo a. E. V., si era ribellato contro la Babilonia (2Re 24:18–25:1; 2Cron 36:11-13; Ez 17:15-21) e il re babilonese Nabucodonosor aveva inviato i suoi eserciti, assediando Gerusalemme e catturando il re giudeo Sedechia;  quasi tutti i superstiti erano stati portati in esilio in Babilonia; i pochi rimasti fuggirono in Egitto; il paese di Giuda rimase così completamente desolato (2Re 25:1-26). I babilonesi furono in seguito sconfitti dai persiani. La storia di Ester si colloca nel periodo in cui i giudei si trovavano ancora in esilio, ora sotto i persiani.

   Il racconto che troviamo nella Bibbia è ambientato al tempo delle guerre tra i persiani e i greci, nel palazzo suntuoso dell’impero persiano al tempo di Serse I  (5° secolo a. E. V.). Dalle ricostruzioni che abbiamo, possiamo immaginare la magnificenza della corte di “Susa, residenza reale”. “Arazzi di cotone finissimo, bianchi e viola, stavano sospesi, mediante cordoni di bisso e di porpora, ad anelli d’argento e a colonne di marmo. C’erano divani d’oro e d’argento sopra un pavimento di porfido, di marmo bianco, di madreperla e di pietre nere. Si offriva da bere in vasi d’oro di svariate forme, e il vino alla corte era abbondante, grazie alla liberalità del re”. – Est 1:6-7.

   Dopo che il re persiano Assuero aveva ripudiato sua moglie, la regina Vasti, entra in scena una donna ebrea: Ester. “Dopo queste cose, quando l’ira del re fu calmata, egli si ricordò di Vasti, di ciò che lei aveva fatto e di quanto era stato deciso a suo riguardo. Quelli che stavano al servizio del re dissero: ‘Si cerchino per il re delle ragazze vergini e di bell’aspetto; il re stabilisca in tutte le provincie del suo regno dei commissari; questi radunino tutte le ragazze vergini e belle alla residenza reale di Susa, negli appartamenti delle donne, sotto la sorveglianza di Egai, eunuco del re, guardiano delle donne, che darà loro i cosmetici di cui necessitano; e la giovane che piacerà al re diventi regina al posto di Vasti’. La cosa piacque al re, e così si fece”. – Est 2:1-4.

   “Nella residenza reale di Susa c’era un Giudeo di nome Mardocheo, figlio di Iair, figlio di Simei, figlio di Chis, un Beniaminita, che era stato condotto via da Gerusalemme tra gli schiavi deportati con Ieconia, re di Giuda, da Nabucodonosor, re di Babilonia. Egli aveva allevato la figlia di suo zio, Adassa, cioè Ester, che non aveva né padre né madre. La ragazza era avvenente e bella; e alla morte del padre e della madre, Mardocheo l’aveva adottata come figlia”. – Est 2:5-7.

   Ester era “figlia di Abiail, zio di Mardocheo che l’aveva adottata come figlia” (Est 2:15). Era dunque una beniaminita e Mardocheo era suo cugino (Est 2:5,15;9:29). Alla morte dei genitori, Ester fu adottata dal cugino Mardocheo che divenne il suo tutore. “Mardocheo stava seduto alla porta del re” (Est 2:21), perciò occupava una funzione amministrativa nel palazzo reale a Susa (cfr. Est 3:2): era un visir (persiano: وزير, vezir). Avendo sentito che il re Assuero (normalmente identificato con il re persiano Serse I, figlio del persiano Dario il Grande) cerca una nuova sposa, Mardocheo fa partecipare la cugina Ester alle selezioni: “Ester fu condotta nella casa del re”. – Est 2:8.

   “Ester fu dunque condotta in presenza del re Assuero nella reggia . . . Il re amò Ester più di tutte le altre donne, e lei trovò grazia e favore agli occhi di lui più di tutte le altre vergini. Egli le pose in testa la corona reale e la fece regina al posto di Vasti”. – Est 2:16,17.

   Ester, stando a corte, mantenne i contatti con suo cugino Mardocheo, ricevendone informazioni, tanto che lei informò il re quando Mardocheo scoprì un complotto contro di lui (Est 2:20,22). Accadde poi che il primo ministro Aman si facesse autorizzare dal sovrano ad annientare tutti giudei (Est 3:7-13). “In ogni provincia, dovunque giungevano l’ordine del re e il suo decreto, ci fu grande angoscia tra i Giudei: digiunavano, piangevano, si lamentavano, e a molti facevano da letto il sacco e la cenere. Le ancelle di Ester e i suoi eunuchi vennero a riferirle questa notizia. La regina ne fu molto angosciata”. – Est 4:3,4.

   Qui si rivela tutto il coraggio di Ester, oltre al suo patriottismo, perché era proibito, sotto pena di morte, accedere al re senza esserne chiamati: “Se qualcuno, uomo o donna che sia, entra dal re nel cortile interno, senza essere stato chiamato, per una legge che è uguale per tutti, deve essere messo a morte”, ed Ester era già da trenta giorni che non veniva chiamata dal re (Est 4:11). La risoluta e coraggiosa Ester inviò allora quest’ordine a Mardocheo: “Va’, raduna tutti i Giudei che si trovano a Susa, e digiunate per me, state senza mangiare e senza bere per tre giorni, notte e giorno. Anch’io con le mie ancelle digiunerò allo stesso modo; e dopo entrerò dal re, sebbene ciò sia contro la legge; e se io debbo perire, che io perisca!” (Est 4:16). Con buona pace dei maschilisti, lei ordina a Mardocheo cosa fare e lui esegue. La Bibbia non ha remore ad affermare la sua autorità su un uomo, cosa invece biasimata da molti religiosi.

   “Ester si mise la veste reale e si presentò nel cortile interno della casa del re, di fronte all’appartamento del re” (Est 5:1), sfidando così il divieto reale di presentarsi al sovrano senza invito. “Allora il re le disse: ‘Che hai, regina Ester? Che cosa domandi? Se anche chiedessi la metà del regno, ti sarà data’” (Est 5:3,4). Ester rivelò allora al re il piano di Aman e il re lo fece impiccare (Est 4:7–7:10). Anche in quest’occasione lei dimostrò coraggio e determinazione, perché svelò al re di essere un’ebrea: “’La mia richiesta è che mi sia donata la vita; e il mio desiderio, che mi sia donato il mio popolo. Perché io e il mio popolo siamo stati venduti per essere distrutti, uccisi, sterminati. Se fossimo stati venduti per diventare schiavi e schiave, non avrei parlato; ma il nostro avversario non potrebbe riparare al danno fatto al re con la nostra morte’. Il re Assuero prese a dire alla regina Ester: ‘Chi è, e dov’è colui che ha tanta presunzione da far questo?’ Ester rispose: ‘L’avversario, il nemico, è quel malvagio di Aman’. Allora Aman fu colto da terrore in presenza del re e della regina. Il re tutto adirato si alzò, e dal luogo del convito andò nel giardino del palazzo; ma Aman rimase per implorare la grazia della vita alla regina Ester, perché vedeva bene che nel suo cuore il re aveva deciso la sua rovina”. – Est 7:3-7.

   Ester ottenne poi dal re l’emanazione di un decreto che consentiva ai giudei di difendersi nel giorno stabilito per il loro sterminio (Est 8:3-14). Mardocheo fu nominato primo ministro al posto di Aman e l’editto reale consentì agli ebrei di vincere i loro nemici. – Est 9.

   Questa storia, che ebbe Ester come eroina, è celebrata ancora oggi dall’ebraismo durante la festa di Purìm. Il nome purìm (פורים), che significa “sorti”, fu dato a questa festa perché “Aman, figlio di Ammedata, l’Agaghita, il nemico di tutti i Giudei, aveva tramato contro i Giudei per distruggerli, e aveva gettato il Pur [פּוּר (pur)], vale a dire la sorte, per sgominarli e farli perire”. – Est 9:24.

   Purìm è celebrata ogni anno secondo il calendario ebraico il giorno 14 del mese ebraico di adàr (veadàr o secondo adàr negli anni bisestili o embolismici; nostro febbraio-marzo), il giorno dopo la vittoria degli ebrei sui loro nemici. “Il quattordicesimo giorno si riposarono, e ne fecero un giorno di banchetti e di gioia” (Est 9:17). Come per tutte le festività ebraiche, Purìm inizia dopo il tramonto del giorno precedente nel calendario secolare. Purìm è caratterizzata dalla lettura pubblica del libro di Ester e dallo scambio di doni reciproci di cibi e bevande, facendo anche elemosine ai poveri. C’è anche un pasto celebrativo in cui si beve vino e s’indossano maschere e costumi; la celebrazione è pubblica. È una giornata di festa e di gioia. – Est 9:19,22.

   “Quando Ester si fu presentata davanti al re, questi ordinò per iscritto che la scellerata macchinazione che Aman aveva ordita contro i Giudei fosse fatta ricadere sul capo di lui, e che egli e i suoi figli fossero appesi alla forca. Perciò quei giorni furono detti Purim, dal termine Pur. Secondo tutto il contenuto di quella lettera, in seguito a tutto quello che avevano visto a questo proposito e che era loro accaduto, i Giudei stabilirono e presero per sé, per la loro discendenza e per tutti quelli che si sarebbero aggiunti a loro, l’impegno inviolabile di celebrare ogni anno quei due giorni nel modo prescritto e al tempo fissato. Quei giorni dovevano essere commemorati e celebrati di generazione in generazione, in ogni famiglia, in ogni provincia, in ogni città; e quei giorni di Purim non dovevano cessare mai di essere celebrati fra i Giudei, e il loro ricordo non doveva mai cancellarsi fra i loro discendenti”. – Est 9:25-28.

   Questa festività fu voluta soprattutto da Ester. La Bibbia dice “la regina Ester, figlia di Abiail, e il Giudeo Mardocheo riscrissero con ogni autorità, per dar peso a questa loro seconda lettera relativa ai Purim” (Est 9:29). E, se non fosse ancora chiaro che a decidere era stara Ester, si legga Est 9:32: “L’ordine di Ester confermò l’istituzione dei Purim, e ciò fu scritto in un libro”. La maschilista TNM cerca di svicolare e traduce con “il medesimo detto di Ester”, ma la Scrittura parla di “מַאֲמַר [maamàr] di Ester”. Il vocabolo מַאֲמַר (maamàr) significa “decreto/legge”. Proprio come in Est 1:15, così tradotto da TNM: “Secondo la legge [מַאֲמַר (maamàr)] [dei persiani]”. Grande è l’importanza data a questa donna: il suo nome viene citato nella Bibbia ben 55 volte. Il nome di nessun’altra donna è ripetuto così spesso. Soltanto Sara vi si avvicina; il suo nome appare come Sara 35 volte e come Sarai 16.

   La regina Ester seppe guadagnarsi il favore della gente che la circondava, per la sua saggezza, per il suo autocontrollo e per la capacità che aveva di pensare agli altri prima che a se stessa. Nel frattempo Ester scopre che Aman, il favorito del marito, odia gli ebrei. Da scrittori ebrei moderni, Aman è stato descritto come un tipico Hitler, pieno di odio al punto da ordire un diabolico piano per distruggere tutto un popolo solo per orgoglio e ambizione personale.

   Alla malvagità di Aman si oppone e agisce la coraggiosa Ester, pronta a difendere la sua gente anche a costo della propria vita. Afflitta per lo scontro in corso tra Mardocheo e Aman, lei si rende conto che deve agire subito e con saggezza. Un messaggio da parte del cugino la mette di fronte alla sua responsabilità: “Se oggi tu taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete”. – Est  4:I4.

   Mentre Ester si preparata a comparire davanti al re, fa la dichiarazione più coraggiosa che sia mai stata fatta da una donna e registrata nella Bibbia: “Se io debbo perire, che io perisca!”. Poi, “Ester si mise la veste reale e si presentò nel cortile interno della casa del re, di fronte all’appartamento del re. Il re era seduto sul trono reale nella reggia”. – Est 5:1.

   Il resto della storia è magnificamente scritto nella Bibbia, nel libro che porta il suo stesso nome: Ester.

   La festa di Purìm dura due giorni: il 13 di adàr è giorno di digiuno, in ricordo dell’analogo digiuno fatto da Ester, e il giorno 14 è festa da celebrarsi con allegrezza (Est 9:17). Nelle città che erano cinte da mura tra Susa e Gerusalemme al tempo di Giosuè, Purìm è celebrata il 14 e il 15 (Est 9:18,19), ed è chiamata Shushàn Purìm. La festa di Purìm è una delle festività più allegre e felici della tradizione ebraica, e assomiglia molto al nostro Carnevale, coinvolgendo soprattutto i bambini.

   Non essendo comandata nella Toràh, la celebrazione di questa festa non ha a che fare con il piano di Dio e non è richiesta.