Preconoscere non è predestinare com’è inteso comunemente. Non riuscendo però a uscire dall’impaccio in cui ci si mette da soli affermando questa falsa uguaglianza e confrontandola poi con il pensiero di Paolo, accade che – anziché rivedere il proprio intendimento – si debba intervenire aggiustando la traduzione del testo biblico. È quello che esamineremo ora, riferendoci poi al testo originale greco. In TNM si legge:

Ef 1:4,5

“Ci elesse unitamente a lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e senza macchia dinanzi a lui nell’amore. Poiché egli ci preordinò all’adozione a sé come figli”.

Rm 8:29,30

“Quelli ai quali diede il suo primo riconoscimento ha anche preordinato ad essere modellati secondo l’immagine del Figlio suo, affinché sia il primogenito tra molti fratelli. Inoltre, quelli che ha preordinati sono quelli che ha anche chiamati”.

(TNM)

   Le parole evidenziate con il colore rosso sono quelle che vogliamo confrontare con il testo greco.

“Preordinare”. Questo verbo (tradotto, non dimentichiamo) compare tre volte nei due testi. Vediamolo nel greco:

Riferimento

TNM

NR

Greco

Ef 1:5

ci preordinò

“Predestinati”

προορίσας  (proorìsas)

Rm 8:29

ha preordinato

“Preconosciuti”

προώρισεν (proòrisen)

Rm 8:30

ha preordinati

“Predestinati”

προώρισεν (proòrisen)

   Come si vede dal greco, si tratta di un unico verbo: προορίζω (proorìzo), numero Strong 4309. Già da questo dobbiamo scartare la traduzione di NR, che rende lo stesso identico verbo sia con “predestinare” sia con “preconoscere”; siamo alla solita equazione errata onniscienza = predestinazione.

   Il Vocabolario del Nuovo Testamento dà questa definizione (su cui avanziamo delle riserve):

1) predeterminare, predestinare, decidere prima2) nel NT di Dio che decreta dall’eternità

3) Preordinare, nominare prima

   Le nostre riserve sono dovute all’esame del verbo e al fatto che la definizione pare dettata da convinzioni religiose anziché dal significato del verbo. Vediamolo da vicino, dunque, questo verbo. Come detto si tratta del verbo προορίζω (proorìzo), che non appartiene al greco classico. Nel Vocabolario Greco Italiano di L. Rocci non appare neppure la voce (ricordiamo che il greco della Bibbia non è quello classico, ma quello comune, detto koinè). Il verbo in  questione è formato dalla preposizione προ (pro), che significa “prima”, e dal verbo ὁρίζω (orìzo). Quest’ultimo appartiene al greco classico e il Rocci lo riporta. Il significato primario è “limitare”, “segnare i confini”, “determinare”. Presso Euripide si trova con il senso di “designare [al culto]”; presso Erodoto con il senso di “distinguere”, e così pure nell’Anabasi di Senofonte. Perciò, tenuto conto del prefisso προ- (pro-), “prima”, i significati sono: limitare prima, segnare prima i confini, predeterminare, designare prima, distingue prima. Nella Bibbia con che significato appare? Nelle Scritture Greche il verbo προορίζω (proorìzo) si trova sei volte il tutto:

1

“Per fare le cose che la tua mano e il tuo consiglio avevano preordinato [προώρισεν (proòrisen)] che avvenissero”

At 4:28

2

(Sono i passi che stiamo esaminando)

Rm 8:29

3

Rm 8:30

4

1Cor 2:7

5

“Egli ci preordinò [προορίσας (proorìsas)] all’adozione a sé come figli mediante Gesù Cristo”

Ef 1:5

6

“Fummo anche designati come eredi, in quanto fummo preordinati [προορισθέντες (prooristhèntes)] secondo il proposito di colui che opera tutte le cose”

Ef 1:11

(TNM)

   Abbiamo scelto, nelle citazioni, TNM non perché la privilegiamo, ma perché tende a essere letterale, anche se qui questa volta non  lo è del tutto. Va detto, comunque, che qui non si contraddice: tutte e sei le volte dà al verbo il significato di “preordinare”. Vediamo ora il senso del verbo riferendoci solo al testo biblico:

   “O Dio, tu hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto quello che essi contengono. Tu per mezzo dello Spirito Santo hai fatto dire a Davide, nostro padre e tuo servitore, queste parole profetiche: ‘Perché i pagani si sono agitati con orgoglio? perché i popoli hanno fatto dei complotti inutili? I re della terra si sono messi in stato di allarme, e i capi di eserciti si sono accordati tra di loro contro il Signore e contro il suo Messia’. E davvero qui a Gerusalemme Erode e Ponzio Pilato si sono messi d’accordo con gli stranieri e con il popolo d’Israele contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai scelto come Messia. Così essi hanno eseguito quello che tu, o Signore, avevi deciso e stabilito [ὅσα ἡ χείρ σου καὶ ἡ βουλὴ προώρισεν γενέσθαι (òsa e chèir su kài e bulè proòrisen ghenèsthai), “quanto la mano di te e la volontà (di te) prestabilì avvenisse”]. Ma ora, o Signore, guarda come ci minacciano e concedi a noi, tuoi servi, di poter annunziare la tua parola con grande coraggio. Fa’ vedere la tua potenza e fa’ in modo che avvengano ancora guarigioni, prodigi e miracoli, quando invochiamo Gesù, il tuo santo servo”. – At 4:24-30, PdS.

   Questa preghiera viene fatta da Pietro e Giovanni dopo essere stati arrestati, picchiati e liberati (At 4:13-23). Ora, non possiamo certo dire che Dio abbia causato tutte le sofferenze e la morte di Yeshùa istigando giudei e pagani. Come va inteso allora: “Quanto la mano di te e la volontà (di te) prestabilì [προώρισεν (proòrisen)] avvenisse”? Va detto che per gli ebrei ogni cosa avveniva per volontà di Dio. Non si deve intendere ciò alla maniera occidentale ovvero nel senso che Dio decida ogni singolo avvenimento per ciascuna cosa o persona. Se così fosse, tutto l’universo sarebbe solo un giocattolo nelle sue mani. Se così fosse, Dio non avrebbe potuto offrire delle scelte alle persone. Ma, iniziando da Adamo ed Eva, vediamo che ogni persona è stata sempre responsabile delle proprie scelte. Yeshùa una volta disse: “Cinque passeri non si vendono per due soldi? Eppure non uno di essi è dimenticato davanti a Dio” (Lc 12:6). Dio sa cosa succede, sempre. L’aspetto che ci interessa lo troviamo in Mt 10:29: “Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro”. Ora, non possiamo ingenuamente sostenere che ogni volta che un passero cade sia per volontà di Dio. Cosa intendeva allora Yeshùa? Come ogni ebreo, credeva che ogni cosa avvenisse per volere di Dio. Usando un proverbio, noi pure diciamo che “non cade (o non si muove) foglia che Dio non voglia”. Tuttavia, questo proverbio andrebbe corretto così: Non cade o non si muove foglia che Dio non permetta. È con questo senso che PdS traduce Mt 10:29: “Nessun passero cade a terra se Dio, vostro Padre, non vuole”. Tutto è sotto il controllo di Dio, così sapevano giustamente gli ebrei e Yeshùa. Significa allora che quando cade un passero è Dio che vuole così? Ma no. Il mondo va come va e ogni effetto accade in conseguenza di una causa. Ciascuno è libero di scegliere il bene o il male. Dio ha un suo progetto, che passa per Yeshùa, ma intanto all’umanità è concesso di andare per conto suo. È Dio che vuole che così vada, in modo che ciascuno possa liberamente fare la propria scelta. Pur tuttavia, Dio non dipende dall’umanità: è l’umanità che dipende da Dio. In questo senso tutto accade per volontà o con permesso di divino. Permettere non significa volere. Dio sta portando avanti il suo piano e sta chiamando quelli che sono suoi. “Il Signore conosce quelli che sono suoi” (2Tm 2:19) e li chiama (Ef 4:1; Eb 3:1). In che modo li chiama? Conoscendo la loro attitudine, fa in modo che vengano in contatto con il suo messaggio di salvezza, lasciando poi loro la libertà di accettarlo o no. Paolo fu chiamato con una visione di Yeshùa (At 9:1 e sgg.). Lidia fu chiamata tramite la predicazione di Paolo (At 16:14). Anche Abraamo era stato chiamato (Gn 12:1). Pure Giuda il traditore lo fu, eppure scelse poi diversamente. Nella sua infinita sapienza Dio conosce ogni persona (Sl 139:1-7), tanto che il salmista poté dire:

“Sei tu che hai formato le mie reni,

che mi hai intessuto nel seno di mia madre.

Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo.

Meravigliose sono le tue opere,

e l’anima mia lo sa molto bene.

Le mie ossa non ti erano nascoste,

quando fui formato in segreto

e intessuto nelle profondità della terra.

I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo

e nel tuo libro erano tutti scritti

i giorni che mi eran destinati,

quando nessuno d’essi era sorto ancora”. – Sl 139:13-16.

   È senza limiti la conoscenza di Dio: egli sa ogni più piccola cosa e tutto gli è presente costantemente, anche quello che per noi è ancora futuro. Ma ciò non limita la nostra libertà.

   Il verbo “preordinare” va quindi letto in questa ottica biblica. Non abbiamo paragoni adatti da fare, perché Dio non è paragonabile: “Quanto sei grande, Signore Dio! Mai abbiamo sentito parlare di un Dio come te” (2Sam 7:22, PdS). Se una persona, guardando una cucciolata in un canile, può valutare le attitudini di un cucciolo e scegliere proprio quello, cosa può fare Dio che ci conosce da prima che fossimo concepiti? Può preconoscere (conoscere prima) quelli che sa potenzialmente suoi. E chiamarli. Ma essere chiamati non significa essere automaticamente salvati. “Vi supplico di camminare in modo degno della chiamata con la quale foste chiamati” (Ef 4:1, TNM; cfr. 2Ts 1:11; 2Tm 1:9): è quindi possibile divenire indegni della chiamata e non salvarsi. Paolo stesso dice di sé: “Corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere” (Flp 3:14). “Fate tutto il possibile per rendere sicura la vostra chiamata”. – 2Pt 1:10.

   E chi invece non è chiamato da Dio? Semplicemente si tratta di persone che non vogliono essere chiamate. Dio “usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3:9). Dal punto di vista umano (che è limitato perché l’uomo non sa leggere nell’intimo) potremmo pensare che certuni vadano salvati. Abraamo, filantropicamente la pensava così nel caso della distruzione di Sodoma e Gomorra decretata da Dio: “Davvero sterminerai il giusto con l’empio?”. E se ci fossero stati fra i sodomiti e gomorrei cinquanta giusti? E se ai cinquanta ne mancavano cinque? E se fossero stati quaranta? Supponiamo che fossero trenta. Supponiamo però che fossero venti. E se fossero stati solo dieci? “[Dio] rispose: ‘Non la distruggerò per riguardo a quei dieci’”. In conclusione? “Abramo ritornò alla sua abitazione”. – Gn 18:23-33, CEI.

“Noi siamo sicuri di questo: Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano, perché li ha chiamati in base al suo progetto di salvezza. Da sempre li ha conosciuti e amati, e da sempre li ha destinati [προώρισεν (proòrisen), “prestabilì”] a essere simili al Figlio suo, così che il Figlio sia il primogenito fra molti fratelli. Ora, Dio che da sempre aveva preso per loro questa decisione [προώρισεν (proòrisen), “prestabilì”], li ha anche chiamati, li ha accolti come suoi, e li ha fatti partecipare alla sua gloria”. – Rm 8:28-30, PdS.

   Qui si hanno tutti i passaggi: avendo preconosciuto certe persone e avendole amate per le loro buone attitudini verso di lui, Dio le ha prestabilite o preordinate (προώρισεν, proòrisen) e quindi le ha chiamate. Tutto ciò “in base al suo progetto di salvezza”, perché “Dio fa tendere ogni cosa al bene di quelli che lo amano”.

   Come nel primo caso, ciò non lede la libertà delle persone, anzi Dio viene incontro proprio al loro desiderio. In Ef 1:5,11 si ha lo stesso pensiero che abbiamo già esaminato. Dio, nella sua totale conoscenza di tutto, ha preconosciuto “prima della creazione del mondo” le persone che hanno la giusta propensione e, avendole amate per questo, le ha scelte, prestabilendole (προώρισεν, proòrisen), poi le ha chiamate così che potessero scegliere per il bene.

“Benedetto sia Dio
Padre di Gesù Cristo nostro Signore.
Egli ci ha uniti a Cristo nel cielo,
ci ha dato tutte le benedizioni dello Spirito.
Prima della creazione del mondo
Dio ci ha scelti
per mezzo di Cristo,
per renderci santi e senza difetti
di fronte a lui.
Nel suo amore
Dio aveva deciso [προορίσας (proorìsas)]
di farci diventare suoi figli
per mezzo di Cristo Gesù.
Così ha voluto
nella sua bontà.
A Dio dunque sia lode,
per il dono meraviglioso
che egli ci ha fatto
per mezzo di Gesù
suo amatissimo Figlio
Cristo è morto per noi
e noi siamo liberati;
i nostri peccati sono perdonati.
Questa è la ricchezza della grazia di Dio,
che egli ci ha dato
con abbondanza.
Ci ha dato la piena sapienza
e la piena intelligenza:
ci ha fatto conoscere
il segreto progetto della sua volontà:
quello che fin da principio
generosamente
aveva deciso di realizzare
per mezzo di Cristo.
Così Dio conduce la storia
al suo compimento:
riunisce tutte le cose,
quelle del cielo e quelle della terra
sotto un unico capo,
Cristo.

E anche noi,
perché a Cristo siamo uniti,
abbiamo avuto la nostra parte;
nel suo progetto
Dio ha scelto anche noi
fin dal principio [προορισθέντες (prooristhèntes)].
E Dio realizza
tutto ciò che ha stabilito.
Così ha voluto
che fossimo una lode della sua grandezza,
noi che prima degli altri
abbiamo sperato in Cristo”.

Ef 1:3-12, PdS.

   Tradurre con “preordinare” il verbo greco προορίζω (proorìzo), aiuta nella comprensione. Potrebbe andar bene anche il verbo “predestinare”, ma il problema è che in italiano quest’ultimo assume un senso che la Bibbia non gli dà. In italiano, “predestinare” significa “destinare” in anticipo, “prima” (pre), ovvero decidere anticipatamente un destino in modo irrevocabile. Come abbiamo esaminato, anche dopo che Dio – nella sua onniscienza – ha posato lo sguardo su una persona e l’ha scelta, chiamandola, ciò non equivale a fissarle un destino irrevocabile. “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti” (Mt 22:14). L’unica chiamata irrevocabile riguarda Israele come popolo: “Un intorpidimento della sensibilità è avvenuto in parte a Israele . . . in riferimento all’elezione [di Dio] sono diletti a causa dei loro antenati. Poiché i doni e la chiamata di Dio non sono cose di cui egli si rammarichi” (Rm 11:25-29, TNM). Ciò vale per Israele come popolo, non per i singoli.