Il veggente Giovanni ora osserva meglio la scena celeste: “Vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli” (Ap 1:5). Si tratta di un βιβλίον, tradotto “libro”, ma costituito in realtà da un rotolo di materiale scrittorio (pelle o pergamena o papiro). Se i rotoli erano di pelle, di solito erano scritti solo dalla parte (dove prima c’era il pelo); la pergamena era pure di pelle animale. Questo apocalittico era però scritto anche sul retro. Giovanni usa le parole di Ez 2:9,10: “Io guardai, ed ecco una mano stava stesa verso di me, la quale teneva il rotolo di un libro; lo srotolò davanti a me; era scritto di dentro e di fuori”.

   Nell’antichità i documenti importanti venivano sigillati con argilla o cera. Questo è perfettamente chiuso, avendo sette sigilli. Deve essere davvero molto importante. Menzionando i sette sigilli, Giovanni anticipa anche le successive sette sce-ne. Non viene detto cosa ci sia scritto sul-le due facciate del rotolo, ma le scene stesse che seguono descrivono il suo contenuto: si tratta del piano di Dio per la fine dei tempi, che è nella mano destra (quella del potere) di Dio, tanto che all’apertura dei setti sigilli si verificano gli eventi escatologici. Il numero 7 sta ad indicare la pienezza totale del mistero. Ma con l’apertura del settimo suggello ci sarà una sorpresa: “Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo”. – Ap 8:1.

   “Vidi un angelo potente che gridava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?»” (Ap 5:2). Si ha qui un tema fondamentale di tutta l’Apocalisse: in tutto l’universo nessuno è tanto meritevole. “Ma nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, né guardarlo. Io piangevo molto perché non si era trovato nessuno che fosse degno di aprire il libro, e di guardarlo” (Ap 5:3,4). L’espressione usata per indicare l’universo intero è quella biblica che troviamo anche in Es 20:4 e che anche Paolo usa in Flp 2:10.

  Giovanni è molto dispiaciuto e ammette: “Io piangevo molto”. “Ma uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ecco, il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette sigilli»” (Ap 5:5). Di un leone giudaico già ne parlava Gn 49:9. Il “discendente di Davide” è nel testo originale ἡ ῥίζα Δαυείδ, “la radice di Davide”, profetizzata in Is 11:10. Si tratta di due titoli messianici usati dai giudei. Yeshùa è dunque l’unico degno, in tutto l’universo, di aprire il rotolo con i sette sigilli.

   La scena è, nella sua apparente semplicità quasi umile, carica di maestosità: “Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra”. – Ap 5:6.

 

 

Modello biblico di investitura usato in Ap 5, tratto dalle Scritture Ebraiche

La corte celeste

1Re 22:19-22

Is 6:1-8

Ap 5:1-6

Il trono

“Il Signore seduto sul suo trono”. – V. 19.

“Il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato”. – V. 1.

“Colui che sedeva sul trono”.

– V. 1.

La corte

“Tutto l’esercito del cielo che gli stava a destra e a sinistra”.

 – V. 19.

“Sopra di lui stavano dei serafini”. – V. 2.

“Un angelo potente”. – V. 2.

“Creature viventi”, “anziani”.

– V. 6.

Ricerca

di chi è degno

“Chi …”?. – V. 20.

“Chi manderò?”. – V. 8.

“Chi è degno di …”? – V. 2.

Trovato

 il meritevole

“Allora si fece avanti uno spirito”. – V. 21.

“Eccomi, manda me!”. – V. 8.

“Ecco, il …”. – V. 5.

 

   “Vidi … un Agnello”. Giovanni lo chiama così, senza dare spiegazioni. Queste non servono: i credenti sanno chi è l’Agnello. Anche questo è un titolo messianico, ma questo non deriva dal giudaismo, anche se in Israele c’era il simbolismo dell’agnello pasquale e Is 53:7 profetizzava che il servo di Yhvh si sarebbe fatto umiliare senza aprire bocca, “come l’agnello condotto al mattatoio”. L’Agnello apocalittico “aveva sette corna e sette occhi” (Ap 5:6). Le corna stanno ad indicare la sua dignità sovrana: pur mite come un agnello, con le sue corna “del suo bue primogenito egli ha la maestà; le sue corna sono corna di bufalo. Con esse cozzerà contro i popoli tutti quanti insieme, fino alle estremità della terra” (Dt 33:17). Il numero di sette sappiamo già che indica la completezza perfetta, che qui riguarda la sua potente sovranità. Nella religione astrale il montone con le sue corna era segno di dominio; nella Bibbia tale significato è ripreso, ma con concezioni ben diverse (cfr. Dn 8:3). I “sette occhi” fanno riferimento ai setti pianeti luminosi che nell’antichità erano considerati sette stelle. Qui sono messi a disposizione dello Yeshùa glorificato, tanto che è detto che sono “i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra”. – Ap 5:6.

   Si noti: “Un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato” (Ibidem). Egli porta ancora i segni della sua immolazione, ma non è rimasto morto e ora sta “in piedi”. In una sola immagine abbiamo la morte sacrificale di Yeshùa e la sua vittoria sulla morte.

   Ora la scena si fa solenne: “Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono” (Ap 5:7). Poche parole, che rivestono di imponente maestà la sua presa di potere. Yeshùa è già nella gloria celeste: “Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre”. – Flp 2:9-11.

“Davvero grande è il mistero della nostra fede:
Cristo.
Si è manifestato come uomo.
Fu dichiarato giusto
mediante lo Spirito Santo.
Apparve agli angeli.
Fu annunziato ai popoli pagani.
Molti credettero in lui.
Fu portato nella gloria di Dio”.

1Tm 3:16, TILC.

   Tutto il suo potere sovrano, datogli da Dio, deve però essere ancora esercitato sul mondo intero, che non sa, perché è tutto sigillato. La sua chiesa, tuttavia, sa ed esercita fede in colui che Dio ha reso Signore dei signori. In cielo non può che innalzarsi un inno di lode a più voci, accompagnato da musica celestiale, cui partecipa tutta l’assemblea celeste. “Quand’ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra»”. – Ap 5:8-10.

   I credenti, le cui preghiere sono recate dalle creature angeliche a Dio come profumo, sono detti “santi”. Questa parola indica nella Bibbia qualcosa o qualcuno appartato per il servizio di Dio. Santi sono coloro che appartengono al popolo di Dio (Sl 34:9). Dio è il Santissimo (Os 11:12), e i credenti devono essere santi perché Dio è santo. – 1Pt 1:15,16; Lv 11:44.

   La scena si allarga poi panoramicamente e diventa ancora più grandiosa. Vi partecipano tutti gli esseri celesti, che riempiono il cielo con le loro voci innalzate in un canto di lode universale: “E vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. Essi dicevano a gran voce: «Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode». E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all’Agnello, siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli»”. – Ap 5:11-13.

   La partecipazione alla lode celeste è impressionante: μυριάδες μυριάδων καὶ χιλιάδες χιλιάδων, “miriadi di miriadi e migliaia di migliaia”, 10.000 x decine di migliaia e migliaia x migliaia; come in Dn 7:10 “Mille migliaia lo servivano, diecimila miriadi gli stavano davanti”. – Cfr. Dt 33:2; 1Re 22:19; Sl 68:17; Eb 12:22; Gda 14.

 

Testo greco originale

“Degno è l’Agnello, quello sgozzato,

di ricevere …” – Ap 5:12

(Settenario: pienezza della potenza data a Yeshùa)

“Al seduto sul trono, e all’Agnello [siano] …” – Ap 5:13

1

la potenza δύναμιν

Potere

Elogio

la benedizione εὐλογία

2

e ricchezza πλοῦτον

e l’onore τιμὴ

3

e sapienza σοφίαν

e la gloria δόξα

4

e forza ἰσχὺν

Potere

e il potere κράτος

5

e onore τιμὴν

Elogio

6

e gloria δόξαν

7

e benedizione εὐλογίαν

 

   Yeshùa ha ricevuto da Dio la pienezza (settenario), “poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza” (Col 1:19). “In lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità [τῆς θεότητος, “della qualità divina” (TNM)]” (Col 2:9). In conseguenza del potere ricevuto da Dio, Yeshùa merita la lode. A Dio e a Yeshùa investito da lui di tutta la pienezza, a loro insieme, vanno le lodi e spetta il kràtos, il pieno potere. Non ai signori della terra né al Cesare imperiale. “Le quattro creature viventi dicevano: «Amen!»” (Ap 5:14), aggiungendo il loro sì convinto all’inno.

   La seconda parte del v. 14 richiede che venga ristabilita la verità del testo biblico originale. La traduzione della trinitaria NR è infatti tendenziosa: “Gli anziani si prostrarono e adorarono”. Se così fosse, avremmo qui che Yeshùa sarebbe adorato lui pure, essendo unito a Dio nel ricevere la lode. Il testo biblico dice però: ἔπεσαν καὶ προσεκύνησαν, “caddero e si prostrarono”.

   Un verbo con il senso che noi diamo ad “adorare”, in greco (e anche in ebraico) non esiste. Il verbo “prostrarsi” (greco προσκυνέω; ebraico שָׁחָה, shakhàh) indica l’atto di piegarsi fino a terra. Ciò era fatto anticamente per due motivi: rendere omaggio a qualcuno d’importante oppure compiere quello che noi chiamiamo un atto di adorazione. Omaggiare qualcuno prostrandosi davanti a lui non è un comportamento vietato dalla Bibbia. Questo tipo di deferenza spettava ai re (1Sam 24:8; 2Sam 24:20; Sl 45:11), al sommo sacerdote (1Sam 2:36), a un profeta (2Re 2:15) e anche a chi era importante (Gn 37:9,10;42:6; Rut 2:8-10), a un parente anziano (Gn 33:1-6;48:11,12; Es 18:7; 1Re 2:19) e finanche a estranei come segno di cordialità. – Gn 19:1,2.

   Il prostrarsi con lo scopo di adorare, non è dato dall’atto in sé, come abbiamo appena visto, ma da fatto che tale atto viene fatto rivolgendosi a una divinità. Il secondo Comandamento, che vieta di rivolgere quella che noi chiamiamo adorazione ad altre divinità che non sia il Dio unico d’Israele, è espresso nella Bibbia così: “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro” (Es 20:4,5). Yeshùa oppose proprio questo Comandamento al maligno che pretendeva da lui un atto d’adorazione: “Adora [προσκυνήσεις, “prostrati”] il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”. – Mt 4:9; cfr. Dt 10:20.

  L’adorazione spetta solamente a Dio. La lode e l’omaggio, non l’adorazione, spettano anche a Yeshùa, e tutti sono invitati nell’universo a rendergliele (Flp 2:9-11). Il passo di Ap 5:14 indica quindi che gli anziani apocalittici “caddero e si prostrarono”.

 

Modello dell’intronizzazione di un sovrano nell’antichità, usato in Ap 5

Mostrata e provata la sua dignità

“Il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto”

5:5

Presentato in pubblico

“Un Agnello in piedi”

5:6

Legittimazione

“Prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono”

5:7

Acclamazione pubblica

“Cantavano … ‘Tu sei degno’ … miriadi di miriadi …”

5:8-13

È omaggiato, come gli spetta

“Si prostrarono e adorarono”

5:14

 

   L’Agnello, colui che era stato immolato, è costituito sovrano del mondo e dell’universo intero. Dio affida il corso della storia nelle sue mani affinché porti a compimento il piano divino. Ora aprirà i sigilli, scatenando gli avvenimenti del tempo della fine. Il futuro si sta facendo presente con catastrofi cosmiche inimmaginabili.

 


I titoli di Yeshùa nell’Apocalisse

Paolo riassume così la vicenda di Yeshùa: “Colui che è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra le nazioni, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria”. – 1Tm 3:16.

   Perfettamente uomo come Adamo, ad immagine di Dio, Yeshùa – “l’ultimo Adamo” (1Cor 15:45) – fece ciò che il primo uomo non volle fare: ubbidire a Dio (Flp 2:6-8). “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome” (Flp 2:9). “Dio ha costituito Signore e Cristo” Yeshùa crocifisso (At 2:36). Yeshùa fu “dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti” (Rm 1:4). Iniziando come uomo, giustificato nello spirito, Yeshùa fu elevano in gloria.

   Giovanni, che pur aveva vissuto tutta la vicenda di Yeshùa standogli accanto fino alla morte, ora lo contempla nella sia visione apocalittica come glorificato e nella posizione più alta che esista, seconda solo a quella di Dio. I titoli che Giovanni usa per lui sono quelli usati dalla prima chiesa e quelli giudaici che le Scritture Ebraiche applicavano al Messia, ma in una prospettiva aggiornata alla nuova gloriosa condizione di Yeshùa.

 

I titoli di Yeshùa nell’Apocalisse

Titolo

Valenza nel resto della Scrittura

Valenza in Ap

Cristo

Consacrato. Sacerdoti, re, profeti.

Lv 4:5, Gdc 9:8, Sl 105:15.

Indica la sua sovranità

11:15;12:10:20:4,6

Signore

Riferito soprattutto a Dio (Ez 3:11; Mt 11:25), è applicato anche a Yeshùa. – Mt 8:2; Gv 4:11.

Usato con parsimonia per Yeshùa, riservato di più a Dio

11:8;14:13;17:14;

19:16;22:20

Figlio dell’uomo

In Dn 7:13 è un titolo messianico.

Nei Vangeli è il Messia uomo che soffre.

Yeshùa glorioso che giudica

1:13;14:14

Figlio di Dio

Angeli (Gb 1:6;38:7). Giudici e re. – Sl 82:6.

Usato solo una volta

citando Sl 2.

2:18

 

   Usando i titoli biblici giudaici per Yeshùa crocifisso, risorto e innalzato alla gloria, Giovanni evidenzia che in lui Dio ha mantenuto tutte le sue promesse e che in lui Israele ha soddisfatto ogni speranza. È per questo che l’“Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato” (Ap 5:6) è “degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli” (v. 9), dando il via agli eventi finali della storia.